28 de mayo de 2013

Pérez-Reverte recoge un premio en Guadix


(Imagen de Europa Press de un evento de promoción de la novela "El tango de la Guardia Vieja"



Arturo Pérez Reverte recoge hoy martes en Guadix el Premio Nacional de Periodismo Pedro Antonio de Alarcón



En el transcurso de la gala se hará entrega también de los premios ‘Ciudad de Guadix’ al programa ‘Diez razones para visitar Guadix’ emitido en Canal Sur Televisión, al equipo de Aula Abierta responsable del programa ‘Guadix Universal’ emitido en Radio Andalucía Información de Canal Sur y a la periodista Julia Luzán por su trabajo ‘Con el rostro por delante’ publicado en El País Semanal.El periodista y escritor Arturo Pérez Reverte viaja este martes hasta Guadix para recoger el Premio Nacional de Periodismo Pedro Antonio de Alarcón que le ha otorgado el jurado de la XI edición de los premios en reconocimiento a su trayectoria.
Se hará entrega asimismo de las dos menciones especiales que el jurado ha decidido otorgar a los accitanos Manuel Khortés Magán y José Miguel Linares por su labor de difusión de Guadix en sus respectivos ámbitos.
Todos ellos han confirmado ya su asistencia a esta gala que tendrá lugar a las ocho y media de la tarde en el Teatro Mira de Amescua, a excepción de Julia Luzán que no podrá estar presente por motivos personales que le han llevado estos días a estar fuera del país. La gala, que contará con la presentación de la presidenta de la Asociación de la Prensa de Granada, Encarna Ximénez de Cisneros, estará amenizada con espectáculo de tango acorde con la temática del último libro de Pérez Reverte.

24 de mayo de 2013

Pérez-Reverte en la Feria del Libro

Anunciado por Alfaguara en Facebook


14 de mayo de 2013

Pérez Reverte en la Feria del Libro de Buenos Aires: en todas las guerras he visto a Héctor besar a Andrómaca



Pérez Reverte alla Fiera del Libro di Buenos Aires: ho visto Ettore baciare Andromaca in tutte le guerre

Arturo Pérez Reverte è stato uno degli ospiti internazionali più apprezzati e più applauditidella Fiera del Libro di Buenos Aires, arrivata oggi alla sua ultima giornata. Ad ascoltarlo, nell'incontro con il giornalista Fernández-Díaz, per presentare in Argentina il suo ultimo libro,El tango de la guardia vieja, che proprio a Buenos Aires ha una delle città principali della storia, c'erano un migliaio di persone. "E' stato l'atto con maggiore partecipazione della Feria" commenta a El Pais la direttrice della Feria, Gabriela Adamo "E' venuta più gente persino che per l'inaugurazione, quando c'è stata la lezione magistrale di John Maxwell Coetzee. Era una bella notte ed era molto gradevole ascoltare questo accento spagnolo dagli altoparlanti".
Pèrez Reverte si è rifiutato di commentare la situazione politica spagnola, perché preferisce essere ferocemente critico in patria e lasciar stare quando è all'estero, e non ha voluto commentare la situazione politica argentina, perché non gli piace criticare i mobili quando è invitato in case altrui.

Si è parlato perciò di libri e di ricordi, soprattutto. Ed El Pais fa un riassunto, che aiuta ad avere un'idea dell'incontro, e riporta concetti e pensieri di Pérez Riverte, che rinnovano ogni volta il piacere di leggerlo.

Così lo scrittore spagnolo svela di avere in mente ancora due racconti per la saga di Alatriste e almeno un'altra dozzina di storie, ma ha 61 anni e "calcola che potrà scrivere un romanzo ogni due anni. La morte arriverà, presto o tardi, poco a poco si perderà la lucidità ed è necessario scegliere tra Alatriste e le altre storie" spiega Francisco Peregil, autore dell'articolo di El Pais. Perché, è uno dei concetti cari a don Arturo, "nella vita bisogna sempre fare scelte". E come dargli torto.

Si parla del nuovo libro e Pérez Reverte spiega l'importanza del tango, non solo come danza: "Sono stato a Buenos Aires vent'anni fa e una notte sono sceso a bere al bar del mio hotel. E c'era una coppia di giovani ballerini professionisti. Al terminare, hanno preso una coppia del pubblico, per ballare. Lui ha preso una donna di una sessantina d'anni, di una bellezza serena, molto elegante… mi sono innamorato di lei. Il tanguero, che era un ragazzo in gamba, ha visto che era molto brava e ha lasciato che brillasse. Mi sono reso conto che nel tango sembra che sia l'uomo a guidare, ma è la donna che tesse intorno a lui una ragnatela molto interessante. E dopo sono andato altre volte nelle milongas, non per turisti. E mi sono dedicato a guardare, guardare, guardare… E dopo c'è mio padre. Aveva un bell'aspetto e ballava molto bene. E gli piaceva molto il tango".

La conversazione si sposta sulle donne e lo scrittore spiega che nei suoi libri c'è grande spazio per le donne, perché sono l'unico eroe in grado di offrire storie nuove ai narratori: "Adesso la donna inizia a essere cose che non è mai stata, ma non ha smesso di essere cose che è sempre stata. Come rendere compatibili l'istinto, i costumi, quello che esigono da te come madre, moglie e amante… con quello che ti esige la società come lavoratrice e lottatrice? Nessuno ha ancora scritto niente sulla donna del XXI secolo".

Si ricordano gli anni di inviato di guerra, che hanno duramente segnato l'immaginazione, l'estetica e le idiosincrasie disincantate di Arturo Pérez Reverte. E lui riesce a farne poesia: "Ho imparato che ci siamo dimenticati che la vita non è stare qui, a conversare civilmente. La vita è mangiare, coprirsi, non avere freddo, mettere incinta la femmina o essere messa incinta dal maschio, avere cuccioli... Questo implica crudeltà. Io ho visto Andromaca salutare Ettore, con il bambino in braccio. E ho visto il bambino piangere perché Ettore lo baciava con il casco posto. E, soprattutto, ho guardato. Ho osservato che quando l'universo, che è molto figlio di buona donna, ti applica le sue crudeli regole senza pietà, l'unico modo di affrontarlo è il coraggio, la serenità. Tutta la mia vita e il mio lavoro consistono nel cercare che il mio ultimo tempo sia sereno".

Si rimane ancora a Troia, con un'immagine che torna spesso nelle conversazioni-interviste dello scrittore spagnolo: "Credo che nessun essere umano sia completo fino a quando non avrà una Troia che arde alle sue spalle, fino a quando lui stesso non è stato parte della trama crudele che è la vita. Siamo crudeli, egoisti, violenti, senza solidarietà… Ma se sopravvivi a Troia, puoi trovare una mezza dozzina di parole, che ti fanno rispettare gli esseri umani".
E non so, ma mi viene da sperare che tra i romanzi che Arturo Pérez Reverte ha ancora in serbo per noi che amiamo la sua letteratura, ci sia anche, a questo punto, un Infandum, regina, iubes renovare dolorem, di un Enea stanco e una Didone pronta ancora ad ascoltarlo (ma saranno davvero cambiati i rapporti e gli equilibri d'affetto uomo-donna, da quella volta, a Cartagine, con Troia alle spalle?)

Pubblicato da rottasudovest 12:56 

Pérez Reverte en la Feria del Libro de Buenos Aires: en todas las guerras he visto a Héctor besar a Andrómaca

Arturo Pérez-Reverte ha sido uno de los invitados internacionales más apreciados y aplaudidos de la Feria del Libro de Buenos Aires, que hoy cierra sus puertas. Mil personas se reunieron para escuchar su encuentro con el periodista Fernandez-Diaz con motivo de la presentación en Argentina de su último libro El tango de la Guardia Vieja, una de cuyos escenarios principales es justamente Buenos Aires.

Es el acto de la Feria con mayor participación, comenta a El País, la directora de la Feria Gabriela Adamo. Ha venido más gente que a la inauguración  incluso, cuando nos visitó J.M. Coetzee. Hizo una noche muy linda y era muy agradable escuchar ese acento español por los altavoces, añadió Adamo.
Pérez-Reverte rechazó comentar sobre la situación política en España porque prefiere ser ferozmente crítico cuando está en España y dejarlo estar en el extranjero y no ha querido comentar la situación argentina porque no le gusta criticar los muebles cuando a uno se le ha invitado a una casa.

Por tanto se ha hablado de libros y de recuerdos sobretodo. El País hace un resumen que ayuda a hacerse una idea de este encuentro y recupera conceptos y pensamientos de Pérez-Reverte que renuevan una vez tras otra el placer de leerlo. Así el escritor español desvela que tiene en mente dos nuevos textos para la saga de Alatriste y al menos otra docena de historias, pero tiene 61 años y calcula que podrá escribir una novela cada dos años. La muerte llegará, tarde o temprano, se perderá la lucidez poco a poco y será necesario elegir entre Alatriste y las demás historias, explica Francisco Peregil, autor del artículo de El País. Porque, uno de los conceptos más amados por Arturo, en la vida se han de hacer siempre elecciones, y cómo culparlo.

En conversación sobre la novela, Pérez-Reverte explica la importancia del tango no solo como danza: “estuve en Buenos Aires hace 20 años y una noche bajé a beber al bar de mi hotel. Había una copia de bailarines profesionales jóvenes. Al terminar, cogieron a una pareja del público para bailar. Él cogió  a una mujer de unos 60 años, de una belleza serena y elegante. Me enamoré de ella. El tanguero, que era un chaval, vio que ella era buena, y la dejó brillar. Me di cuenta que en el tango parece que es el hombre quien guía, pero en realidad es la mujer que teje en torno a él una telaraña muy interesante. Y después he ido a ver otras veces varias milongas, no de las de turistas. Y me he limitado a observar, observar, observar… Además, está mi padre. Tenía un aspecto maravilloso y bailaba muy bien. Le gustaba mucho el tango”.
La conversación se mueve sobre la mujer y Arturo explica que en sus libros hay mucho espacio para ellas, porque son el único héroe en condiciones de aportar historias nuevas a los narradores: “Ahora la mujer comienza a ser lo que nunca antes había sido, no ha dejado de serlo. Como hacer compatible el instinto, la costumbre, lo que te exigen como madre, mujer y amante… con lo que te exige la sociedad como trabajadora y luchadora? Nadie ha escrito aun nada sobre la mujer del siglo XXI.

Se recuerdan sus años de enviado de guerra, que han marcado duramente la imaginación, la estética y la idiosincrasia desencantadas de Arturo. Y él logra hacer poesía. He aprendido que nos hemos olvidado que nuestra vida no consiste en estar aquí conversando civilizadamente. Nuestra vida es comer, vestirnos, no tener frío, quedarse embarazada la mujer, o ser embarazada por el hombre, tener descendencia. Esto implica crueldad. He visto a Andromaca despedirse de Hector con el niño en brazos. He visto llorar a ese niño porque Hector lo besaba sin quitarse el caso. Y sobre todo he observado. He observado que cuando el universo, que es un hijo de buena madre, te aplica sus crueles normas sin piedad, el único modo de afrontarlo es con coraje y serenidad. Toda mi vida y mi trabajo han consistido en intentar que mis últimos momentos sean pacíficos.

Permanece aún en Troya con una imagen que volverá frecuentemente a lo largo de este encuentro con el autor: “Creo que ningún ser humano está completo hasta que no tenga una Troya ardiendo a sus espaldas, hasta que no forme parte él mismo de la trama cruel de la vida. Somos crueles, egoístas, violentos, sin solidaridad… Pero si se sobrevive a Troya, se puede encontrar media docena de palabras que te hacen respetar a los seres humanos”.
No sé , cabe esperar que una de las novelas que Pérez-Reverte nos tiene destinados a quienes amamos su literatura, sea en este punto, en infandum Regina iubes renovare dolorem (Imposible expresar con palabras reina, la dolorosa historia que me mandas reavivar), de un Eneas cansado y una Dido preparada para escucharlo (pero habrán cambiado realmente las relaciones y la balanza de los sentimientos hombre-mujer, desde aquella vez, en Cártago, con Troya a las espaldas?

Publicado por rottasudovest a las 12:56

9 de mayo de 2013

Comienza el tour argentino de Arturo Pérez-Reverte: Al compás del tango, el desencanto del amor


Sin cacerías ni batallas, la épica de Arturo Pérez-Reverte reaparece en "El tango de la Guardia Vieja", una historia de encuentros y desencuentros a lo largo del tiempo.
En El tango de la Guardia Vieja, el tango irrumpe de varias maneras, desde las referencias literales y la elección de una estructura que reproduce la métrica del género hasta la circulación de personajes y una trama que parece extraída de la imaginería arrabalera.
El disparador de la historia tuvo lugar hace casi 30 años, pero Arturo Pérez-Reverte decidió someterla a una lenta maceración que tal vez no haya sido fortuita: para una novela que da cuenta de las transformaciones que produce el paso del tiempo, la experiencia autorreferencial del envejecimiento le ha permitido visibilizar en una dimensión precisa aquello que ahora testimonia bajo la mirada  indulgente de la ficción.

Azarosa en cambio resulta la historia de Max Costa y Mecha Inzunza -él bailarín y cazador de fortunas ajenas, ella hermosa y sin contratiempos económicos-, que se vuelven a reencontrar en tres momentos distintos de sus vidas y reproducen la lógica de aproximación y distanciamiento que dibujan lascivamente los bailarines de tango sobre la pista.

"Hay secuelas que sólo la vida te puede mostrar. A los 45 años yo todavía no era capaz de ver algunos estragos que produce el tiempo. Mi perspectiva ha cambiado ahora que por delante veo más pasado que futuro y que la gente que conocía desde hace mucho empieza a desaparecer", desliza afable Pérez-Reverte en una entrevista con Télam.

"En este caso, quería saber cómo impactan estos estragos naturales de la vida sobre dos personas que se han amado mucho. Contar cómo se miran cuando ya hay arrugas y la belleza ha desaparecido, cuando quedan más nostalgia que futuro y más incertidumbres que certezas", explica.

El tango de la Guardia Vieja, la obra editada por Alfaguara que Pérez-Reverte presentará en la Feria del Libro, plantea un diálogo entre épocas -la Buenos Aires de 1928, la Niza contigua a la guerra civil española y la Sorrento de 1966- y una tensión entre planos distintos que vinculan el sexo frenético, el ajedrez, el baile, el espionaje y el juego, entre otros.

"El tango genera una falsa perspectiva: parece que es el hombre quien está fijando el ritmo pero en realidad es la mujer que está tejiendo alrededor de él una telaraña. Ese elemento, sumado al hecho de que el tango es el único acto sexual que se puede realizar en público, me resultó muy interesante para utilizar como nudo básico de esta historia", indica.

Aunque es la primera vez que aborda en plano central esta temática, El tango de la Guardia Vieja no es una historia de amor en términos estrictos: Pérez-Reverte hace foco en este sentimiento con la pretensión de marcar sus exigencias y sus imposibilidades antes que exaltar su voluntad transformadora.

No son Max y Mecha quienes eligen reencontrarse sino el azar que los reúne en tres oportunidades, todas ellas atravesadas por un fervor que perdería consistencia en una dimensión cotidiana, allí donde el deseo se funde con los contratiempos.

"Hablo del amor como estrago y como pérdida. Y creo que más que de amor, es una historia mutua de adicción física y estética -analiza-. Lo que se produce entre ellos es un intento de tener al otro como trofeo de vida. De hecho, la palabra trofeo tiene mucho más que ver con esta novela que la palabra amor", sostiene.

"Cuando envejeces, la idea de trofeo termina siendo muy consoladora, el haber tenido cuando ya no tienes, cuando la vida va acabando, cuando se va cerrando el abanico y ya quedan muy pocas varillas abiertas", dijo.

"Es la manera de decir «tuve, fui  apuesto, fui inteligente». El recuerdo de ese amor prevalece como huella, como justificación de una vida es muy importante", acota.

"Es terrible llegar al final del vigor, de la potencia y de la pasión, en fin, de todo, si no tienes un pasado que te consuele y que te haga sentir que mereció la pena vivir -precisa Pérez-Reverte-. Como en la novela de Kipling, El hombre que no pudo reinar, aquí se trata de explicar que ese hombre que está por morir, tuvo una buena vida".

A fin de cuentas, el autor de La tabla de Flandes ha elegido distanciarse de las gestas heroicas pero no se ha apartado ni un milímetro de su desencanto para leer el mundo, en este caso al rescate de una época perdida que se resume en la impronta nostálgica del tango y reproduce con precisión quirúrgica las modas y costumbres de las tres secuencias temporales del relato.

"La historia entre Max y Mecha se hubiera degradado en un año si los personajes hubieran permanecido juntos sin las interrupciones que plantea el libro, pero justamente ese distanciamiento reiterado, esa idealización en la memoria del otro y ese acento en la parte buena de la relación -que como todas también tuvo aspectos malos- fue decisiva para su permanencia", apunta.

"De otra manera, hubiera sobrevenido el despojo que la convivencia impone a una pareja cuando pasa el arrebato y sus integrantes se ven enfrentados a los pequeños acontecimientos diarios, ahí cuando la pasión es sustituida por otras cosas: amistad, respeto, ternura, afecto, hijos... factores que no sustituyen esa carnalidad, esa tibieza y ese impulso vital que provoca al principio la proximidad del otro", señala el escritor

Paralela a la construcción de una suerte de "museo literario" que condensa el fruto de un arduo trabajo documental que incluye el estudio de los escenarios de época y las entrevistas con historiadores, esta novela se entronca con las obras anteriores del autor en su intento de restablecer una épica de valores.

"Que palabras como honradez, decencia o caballerosidad hayan desaparecido del hablar cotidiano me produce enojo. Por eso en mis novelas, aunque transcurren en mundos confusos y en medios infames, procuro que mis personajes, aun héroes cansados, mantengan algunas de las virtudes que todavía uno admira en el ser humano, las que consuelan", destaca Pérez-Reverte.

"He pasado mucho tiempo en países en guerra y vi mucha basura, mucha maldad. Por eso tengo muy mal concepto del ser humano, pero cuando veo que en el hombre aparecen destellos de decencia o incluso de consecuencia -cuando alguien dice «soy vil y lo asumo»- me produce admiración. Es difícil ser consecuente cuando hasta la sociedad te pide que mientas para adaptarte a ella", explica.

8 de mayo de 2013

Premio MetaComunicación al Mejor generador de opinión para Arturo Pérez-Reverte


Nuevo premio para Pérez-Reverte: premios MetaComunicación

Más de 1.200 alumnos de la Facultad de Ciencias de la Información de la Universidad Complutense de Madrid han elegido a sus referentes en el mundo de la comunicación. La primera edición de los premios MetaComunicación es una iniciativa de los propios estudiantes, que han querido reconocer entre otros a personajes como Jordi Évole, Matías Prats, ‘Los Manolos’ o Pepa Bueno. Respecto a los programas de radio han galardonado a ‘Carrusel Deportivo’ u ‘Hoy por Hoy’.

Los futuros profesionales de la comunicación, ahora estudiantes de la Facultad de Ciencias de la Información de la UCM, han organizado la primera edición de los premios MetaComunicación. Los galardones han reconocido a los periodistas, comunicadores o conductores que son una referencia para estos alumnos. Tras las votaciones y el apartado de Televisión los alumnos han elegido a Matías Prats (Antena 3) como ‘Mejor presentador de informativos’ y a su compañera de cadena Susanna Griso como ‘Mejor presentador/a de magazine’ por ‘Espejo Público’.

Además, Atresmedia se ha llevado otros dos premios en este apartado. Antonio García Ferreras como ‘Mejor moderador’ en ‘Al Rojo Vivo’ y Jordi Évole se ha alzado como ‘Mejor entrevistador’ en ‘Salvados’, ambos en laSexta. Pero éste no ha sido el único reconocimiento a Évole. El presentador también es considerado como el ‘Mejor reportero’ y un referente como ‘Generador de opinión en redes sociales’.

El liderazgo de ‘Los Manolos’ (Cuatro) les ha llevado a ser considerados como ‘Mejores presentadores deportivos’ y la cobertura de Lorenzo Milá para TVE desde Washington como ‘Mejor corresponsalía’.

En el apartado de Radio el vencedor en todas las categorías ha sido Prisa Radio. Cuatro de los premios han recaído en la Cadena Ser: ‘Mejor locutor/a’ Pepa Bueno (Hoy por Hoy); ‘Mejor programa deportivo’: Carrusel Deportivo; ‘Mejor programa informativo’: Hora 14 y ‘Mejor magazine’: Hoy por Hoy. El ‘Mejor programa musical’ ha sido para ‘Del 40 al 1’ de Los 40 Principales.

En Prensa los premios MetaComunicación han valorado como el ‘Mejor generador de opinión’ a Arturo Pérez-Reverte; el ‘Mejor Fotoperiodista’ a Gervasio Sánchez y el ‘Mejor nativo digital’ a Público.

Fuente: PR Noticias

Arturo Pérez-Reverte firma ejemplares de El tango de la Guardia Vieja en El Ateneo de Santa Fe, 9 de mayo




Fuente: Noticias Editoriales.com

4 de mayo de 2013

Reseña de Enrique Turpin en La Vanguardia


LAS NIEVES DEL TIEMPO

    La buena elección de un epígrafe puede convertirse para el lector en la puerta de entrada a un mundo de anhelos y desvelos, de sorpresas, afanes compartidos y placeres que llegan a traspasar las páginas de algunos relatos. Arturo Pérez-Reverte elige para su última novela al Conrad de Entre mareas, y ya no hay vuelta atrás. Uno quiere entonces saber, ser testigo de la fiesta que promete la cita que encabeza El tango de la Guardia Vieja: “Y sin embargo, una mujer como usted y un hombre como yo no coinciden a menudo sobre la tierra”. No puede contarse más en menos espacio. El decoro obliga a no añadir mucho a una historia en la que el azar que empareja a los protagonistas hará que coincidan en tres ocasiones en el mundo. 

    Veinte años le ha costado al autor de La Reina del Sur atreverse con las andanzas de Mecha Inzunza y Max Costa, más por honestidad personal que por incapacidad profesional. Lo que cuenta este tango novelesco es la relación intermitente de una pareja de amantes a lo largo de tres momentos decisivos del siglo XX: el Buenos Aires de 1928, la Riviera francesa de 1937 y el Sorrento de 1966; o lo que es lo mismo, un viaje a bordo del transatlántico de lujo Cap Polonio, un asunto de espionaje y una partida de ajedrez. Pisar sobre seguro y entender el abismo pasional de los protagonistas en la edad del descreimiento y el cinismo, y sin embargo, atisbar esperanzas cuando parece que todo en la vida está finiquitado, es lo que consigue el escritor para regocijo de la literatura. Es la madurez la que otorga sentido a las andanzas del bailarín ejemplar y codicioso de bienes ajenos Max Costa, en quien se focaliza la acción del relato, cuya estructura milimétrica no para de dar saltos en el tiempo. “Los hombres dudan, recuerdan y mueren”, dice el propio Max en un pasaje de la historia. Pero la certeza que trae consigo la sentencia no supondrá la claudicación a la que parecía abocado el personaje. La existencia depara sorpresas, y una de ellas pondrá en órbita todo lo bueno que hubo de acumular la vida para momentos como los que están a punto de vivir Mecha y Max, en un instante en el que el brillo de sus ojos es más un asunto de incontención de humores que de viveza en la mirada. Los pesares de la madurez, vista aquí con la melancolía de lo que se fue y con la perspectiva crepuscular que conlleva cumplir años, no tendrán señorío. 

    Como la muerte para Dylan Thomas, también El tango de la Guardia Vieja se deja leer como una apuesta por la esperanza. Es cierto que ya en 1966 se había desvanecido cierto modo de transitar por la vida —“con sable y con caballo”—, pero hay asuntos que trascienden el tiempo y que ennoblecen los días de quienes mantienen la firmeza en sus convicciones sin sentir propensión a la vileza. El relato se convierte así en un manifiesto en defensa de la dignidad, sobre el influjo del amor y la perseverancia en la lucha por los sueños, a pesar de tantas ilusiones perdidas. La metáfora de la sombra extraviada y, finalmente, recuperada es también la imagen de toda una estirpe de personajes que han venido poblando las fábulas de Arturo Pérez-Reverte —el valeroso Húsar, el esgrimista Astarloa, Teresa Mendoza…—, dueños de sus destinos por imposición vital. 

    Queda el tango: “Por el baile suele la doncella resbalar”, reza el refrán que muchas madres argentinas todavía deben convocar cuando asisten a los enajenamientos que el tango provoca en la descompostura de las hijas. El tango de la Guardia Vieja no admite jovialidades más allá de la música: cuando se baila no se compadrea, si acaso se dramatiza la pasión que vislumbra la imaginativa de los danzantes, pero siempre de un modo ceremonial y serio, nada de desarticulaciones festivas. Los peligros ya los dejó entrever un adelantado Proust en A la sombra de las muchachas en flor, cuando el narrador hablaba de aquellas mozuelas mal educadas que tanto irritaban a las familias de buena cuna. Tango a vida o muerte, lucha de contrarios para acabar siendo uno, uno y su sombra, uno y su amor, Mecha y Max. Eros, vida, deseo y aventura, todo ello contado de la mejor forma posible.